Il monolito di 2001: Odissea nello spazio compare tre volte e nessuno dice mai cosa sia. Clarke, nel romanzo del 1968, concede qualche riga in più di quante ne conceda Kubrick, e resta comunque molto al di sotto di una spiegazione. La sequenza finale, il passaggio oltre Giove, abbandona il registro del racconto e diventa un’esperienza percettiva che il lettore attraversa senza mai capirla del tutto.
È una scelta rara. La fantascienza tende a spiegare, perché spiegare è il suo mestiere. I cinque romanzi qui sotto fanno il contrario: mettono qualcosa al centro della storia e lo lasciano lì, intatto.
1. Solaris, Stanisław Lem (1961)
L’oceano che ricopre il pianeta Solaris è vivo, e per oltre un secolo gli scienziati terrestri hanno provato a stabilire un contatto. Hanno prodotto una bibliografia sterminata, la solaristica, che Lem descrive con la pazienza di un bibliotecario, e non hanno ottenuto niente.
Quando Kris Kelvin arriva sulla stazione orbitale, l’oceano ha iniziato a rispondere in un modo che nessuno aveva previsto: materializza persone prese dai ricordi più dolorosi degli uomini a bordo. Kelvin si ritrova davanti Harey, la moglie morta suicida dieci anni prima. Lem non dice mai se sia un tentativo di comunicazione, un esperimento o un riflesso involontario. La domanda resta aperta e il romanzo finisce.
Uscito in Italia nel 1973, titolo originale Solaris.
2. Picnic sul ciglio della strada, Arkadij e Boris Strugackij (1972)
Qualcuno è passato sulla Terra e se n’è andato. Ha lasciato sei Zone piene di oggetti che funzionano secondo leggi che nessuno ricostruisce, e di trappole che uccidono in modi che nessuno prevede. Gli stalker entrano di nascosto e portano fuori quello che riescono a portare.
Il titolo contiene la tesi del libro. Uno scienziato paragona la visita a un picnic sul bordo di una strada: le auto si fermano, la gente mangia, riparte, e nel prato restano rifiuti che gli animali del posto esaminano senza capire. Gli alieni non compaiono mai, nessuno li ha visti, e il romanzo non lascia intendere che torneranno.
Prima edizione italiana 1982. In francese è uscito da Denoël come Stalker : Pique-nique au bord du chemin, titolo originale Пикник на обочине.
3. Il costruttore di stelle, Olaf Stapledon (1937)
Un uomo esce di casa dopo una discussione con la moglie, si siede su una collina inglese e la sua coscienza si stacca dal corpo. Da lì in avanti il libro attraversa miliardi di anni e migliaia di civiltà, arriva alle galassie che diventano esseri pensanti, e infine allo Star Maker del titolo.
Quello che Stapledon trova alla fine di quel viaggio non somiglia a niente di consolatorio. Il Costruttore osserva le sue creazioni con l’interesse di chi studia, e passa oltre. Il narratore lo vede, non lo comprende, e torna sulla collina. Il libro ha influenzato Borges, Lewis e Clarke stesso, e novant’anni dopo resta più radicale di quasi tutto quello che ha ispirato.
Titolo originale Star Maker. In italiano è uscito da Longanesi nel 1975, poi in Urania Collezione nel 2024. In francese è Créateur d’étoiles.
4. Tau Zero, Poul Anderson (1970)
La Leonora Christine parte per una stella a trentatré anni luce con cinquanta persone a bordo. Un incidente danneggia il sistema di decelerazione e la nave non può più rallentare. Continua ad accelerare, e la dilatazione relativistica smette di essere un dettaglio tecnico per diventare la trama.
Anderson porta il conto fino in fondo. L’equipaggio attraversa il tempo delle galassie, poi quello dell’universo, e qui l’ignoto è una questione di scala. La fisica è descritta con precisione, quello che quella fisica significa per cinquanta persone chiuse in un tubo di metallo resta qualcosa che il libro mostra senza addomesticare.
Prima edizione italiana 1989. In francese Tau Zéro, Le Bélial’, 2012.
5. Annientamento, Jeff VanderMeer (2014)
Quattro donne senza nome, identificate dal ruolo, entrano nell’Area X. È la dodicesima spedizione. Le precedenti sono tornate cambiate, o non sono tornate.
La biologa trova una struttura che scende nel terreno e sulle cui pareti cresce una scrittura fatta di organismi vivi. VanderMeer la trascrive, la fa leggere, e non la decifra. L’Area X non ha origine dichiarata, non ha scopo dichiarato, e il romanzo si chiude lasciando al lettore quello che ha visto. La trilogia prosegue e amplia il quadro senza chiuderlo.
Einaudi, 2015, traduzione di Cristiana Mennella. Titolo originale Annihilation, in francese Annihilation per Au diable vauvert.
E poi
Su questo terreno si muove anche H.O.M.S., la trilogia space opera che ho scritto per Demy Publishing.
Nel Sistema Solare colonizzato dei romanzi esistono gli Homs, Homo Origenis Mutatae Sapiens, esseri umani modificati geneticamente con capacità fisiche o estetiche fuori scala. Intorno a loro si è formata una stratificazione sociale con le sue istituzioni e il suo gergo: la Polizia Inclusiva, che controlla più di quanto includa, il ghetto Freak Side, e la parola «normo», che gli Homs usano per indicare i Sapiens non modificati.
Il secondo volume, Oltre la Singolarità, contiene un capitolo che si intitola «Durante». Sono quattrocentosessanta parole in cui la tipografia si rompe: maiuscole nel mezzo delle parole, lettere spaziate, righe che si spostano verso destra, parole fuse insieme senza spazi. Descrive l’attraversamento della singolarità dal punto di vista di chi lo sta vivendo, e l’ho scritto così perché a quel punto una spiegazione avrebbe funzionato peggio. Il capitolo si chiude su una parola sola.
La trilogia è completa e si legge su Amazon, anche in Kindle Unlimited: pagina della serie.
Se questo elenco vi è servito, sul blog trovate anche libri come Altered Carbon e gli universi paralleli nei romanzi.
Foto di sfondo dell’immagine in evidenza: A View of Crescent Jupiter from Juno. Image data: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS, image processing by Kevin M. Gill, CC BY


