Libri come Firefly: 5 romanzi che stanno o cadono con l’equipaggio

Firefly è durato quattordici episodi e viene ancora citato più di serie che ne hanno fatti cento. La ragione sta in una scelta di scrittura: Joss Whedon ha messo al centro una nave commerciale con nove persone a bordo e ha lasciato che la trama arrivasse dopo. Le missioni servono a far parlare l’equipaggio. Cowboy Bebop, qualche anno prima, aveva fatto la stessa cosa con quattro cacciatori di taglie e un cane.

Nei romanzi quel modello ha una tradizione più lunga di quanto la televisione lasci pensare. Questi cinque la attraversano in periodi e toni diversi.

1. The Long Way. Il lungo viaggio, Becky Chambers (2014)

Una nave da costruzione scava tunnel nello spaziotempo per conto dell’autorità galattica. A bordo ci sono un capitano umano, un pilota rettiliano, un medico che è anche il cuoco, un’intelligenza artificiale che qualcuno tratta come una persona, e una nuova impiegata con documenti falsi il cui compito narrativo è farsi spiegare come funziona tutto.

Chambers dedica capitoli interi a cene, litigi e questioni burocratiche. Il colpo di scena vero arriva quando ti accorgi che il lavoro di scavo è l’ultima cosa che ti interessa. È il romanzo più vicino a Firefly per struttura emotiva, e probabilmente il più consapevole di esserlo.

In italiano è uscito per Zona 42. Titolo originale The Long Way to a Small, Angry Planet.

2. Allarme rosso, Martha Wells (2017)

Un’unità di sicurezza androide ha disattivato il modulo che le impone obbedienza e ora potrebbe fare qualunque cosa. Quello che fa è guardare telenovelas spaziali e cercare di non parlare con nessuno. Si è data da sola il nome che in originale suona Murderbot, e viene noleggiata insieme all’attrezzatura a una squadra di scienziati in ricognizione su un pianeta.

Wells costruisce l’affetto al contrario. Il suo protagonista trova l’equipaggio insopportabile, e nel giro di centocinquanta pagine si ritrova a rischiare la disattivazione per gente di cui non ricorda bene i nomi. Hugo e Nebula, e una serie che continua.

Titolo originale All Systems Red.

3. La porta dell’infinito, Frederik Pohl (1977)

Gateway è un asteroide cavo pieno di navi aliene abbandonate. Funzionano, nessuno sa come, e ognuna ha rotte preimpostate verso destinazioni ignote. Chi sale può tornare ricco. Oppure non tornare. Robinette Broadhead ci va perché sulla Terra fa il minatore di scisti bituminosi e non ha altra prospettiva davanti.

Pohl alterna il viaggio alle sedute di Rob con uno psicoanalista automatico, molti anni dopo, e la seconda linea spiega perché quest’uomo ricco non riesce a dormire. L’equipaggio qui è una condanna: quattro o cinque persone chiuse in una capsula che non sanno dove le sta portando. Hugo, Nebula, Campbell e Locus.

Titolo originale Gateway.

4. Le maree di Kithrup, David Brin (1983)

La Streaker è una nave terrestre con equipaggio di delfini uplifted, cioè portati all’intelligenza dagli umani, più qualche umano e uno scimpanzé. Ha trovato qualcosa che mezza galassia vuole, ed è precipitata su un pianeta oceanico mentre le razze maggiori si combattono nello spazio sopra di lei per il diritto di catturarla.

Brin scrive i delfini come colleghi difficili. Hanno dialetti, gerarchie e crisi sotto pressione, e una parte dell’equipaggio regredisce quando la situazione peggiora. Hugo e Nebula.

Titolo originale Startide Rising.

5. Incontro con Rama, Arthur C. Clarke (1973)

Un oggetto cilindrico lungo cinquanta chilometri entra nel Sistema Solare. La Endeavour del comandante Norton è l’unica nave in posizione per raggiungerlo prima che ripassi vicino al Sole e se ne vada per sempre.

Clarke non dà ai suoi personaggi grandi drammi interiori, e la scelta ha una funzione precisa: l’equipaggio è un gruppo di professionisti competenti che fanno bene il loro lavoro dentro una cosa che non capiranno mai. La freddezza della scrittura è quello che rende enorme l’oggetto. Hugo, Nebula, Campbell, Jupiter e British Science Fiction Award.

Titolo originale Rendezvous with Rama.

E poi

Su questo terreno si muove anche H.O.M.S., la trilogia space opera che ho scritto per Demy Publishing.

La Blue Whale è una nave da trasporto sulla tratta Terra-Marte, con un record di zero incidenti e un equipaggio di due persone: Rey al comando e Ampy come copilota. Nella storia non erano previsti. Ci finiscono dentro perché si trovano nel posto sbagliato quando un attentato distrugge la Stazione Internodale Tre, e da quel momento la nave diventa la casa di un gruppo che nessuno aveva messo insieme. Marvin Hale, agente della Polizia Inclusiva richiamato all’investigazione dopo anni di pattuglia ordinaria. Asad, dei servizi segreti del Consorzio Arabo, che ostenta un cinismo che non gli appartiene. Blondie, Homs di seconda generazione, fino a pochi giorni prima caposquadra in una miniera lunare.

Il Sistema Solare dei romanzi è colonizzato e stratificato. Gli Homs, Homo Origenis Mutatae Sapiens, sono esseri umani modificati con capacità fisiche o estetiche fuori scala, e intorno a loro si è formato un vocabolario: la Polizia Inclusiva, il quartiere Freak Side, la parola «normo» che gli Homs usano per indicare i Sapiens non modificati.

La trilogia è completa e si legge su Amazon, anche in Kindle Unlimited: pagina della serie.

Se questo elenco vi è servito, sul blog trovate anche libri come Altered Carbon e libri come The Expanse.

Foto di sfondo dell’immagine in evidenza: NASA, ESA / NASA Goddard (Hubble reveals heart of Lagoon Nebula)

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