Cowboy Bebop è durato ventisei episodi nel 1998 e c’è ancora chi lo riguarda. L’impianto è semplice. Un gruppo di cacciatori di taglie, che si chiamano cowboy, vive su una nave malconcia, insegue piccole fortune per il Sistema solare e le manca quasi sempre. Spike, Jet, Faye, Ed e il cane Ein hanno in comune soltanto una cosa: ognuno scappa da qualcosa.
Il jazz aiuta, e anche il noir. Quello che resta è il debito. Nessuno, su quella nave, è mai in pari con qualcuno. A bordo tutti devono qualcosa a qualcuno, e la nave vola lo stesso. I tre romanzi che seguono prendono questa situazione e la spingono in direzioni diverse.
Hyperion, Dan Simmons (1989)
Sette pellegrini vengono mandati alle Tombe del Tempo sul pianeta Hyperion, dove aspetta una creatura chiamata Shrike. Ci sono un poeta, un soldato, un prete, uno studioso, un console e una detective privata, Brawne Lamia, che sulla Bebop starebbe a suo agio. Simmons riprende la struttura dei Racconti di Canterbury: lungo la strada ogni pellegrino racconta perché è lì.
Il risultato è un libro fatto di sei novelle in registri diversi, dal racconto di guerra al giallo hard-boiled, tenute insieme da un viaggio. Ogni personaggio porta un passato che non si può saldare, ed è il motore della Bebop su scala molto più grande. Ha vinto il premio Hugo nel 1990. La storia continua ne La caduta di Hyperion.
La tigre della notte, Alfred Bester (1956)
Gully Foyle è un marinaio dello spazio senza qualità degne di nota. Quando la sua nave viene distrutta sopravvive da solo per mesi in un compartimento sigillato, e un’astronave di passaggio vede il suo razzo di segnalazione e non si ferma. Lui decide di trovare quella nave e le persone a bordo.
Bester scrive una storia di vendetta in un mondo dove ci si teletrasporta con la forza della mente, e le dà una velocità che oggi suona ancora moderna. Gully somiglia più a Spike che a qualunque eroe dello stesso decennio: danneggiato, ossessionato e poco simpatico. Il titolo originale è The Stars My Destination, e in Italia il romanzo è noto anche come Destinazione stelle.
Nova, Samuel R. Delany (1968)
Il capitano Lorq Von Ray vuole lanciare la sua nave nel cuore di una stella che collassa e riportare indietro un combustibile che vale più di qualunque altra cosa nella galassia. Gli serve un equipaggio, e lo trova: un musicista con uno strumento che suona luce e odori, un aspirante romanziere, qualche disadattato con le sue ragioni per imbarcarsi. Contro di lui c’è una famiglia rivale con un rancore che risale all’infanzia.
Delany scrive l’equipaggio come persone con lavori, debiti e ambizioni che non coincidono, e il rancore tra Lorq e il rivale dà al libro la sua tensione. Dei tre è anche quello che più somiglia a un episodio di Bebop, con la musica improvvisata e un equipaggio tenuto insieme dagli obblighi.
In coda, H.O.M.S.
Chiudo con un libro mio, e lo dico perché vale come avvertenza di parte. H.O.M.S., la trilogia di space opera che ho scritto per Demy Publishing, lavora sullo stesso terreno.
Il Blue Whale è un cargo sulla linea Terra-Marte, con un record di zero incidenti e un equipaggio di due persone: Rey al comando e Ampy come copilota. La storia non li aveva previsti. Finiscono dentro perché sono nel posto sbagliato quando un attacco distrugge la Stazione Internodale Tre, e da quel momento la nave diventa la casa di un gruppo che nessuno aveva messo insieme. Marvin Hale, agente della Polizia Inclusiva richiamato a un’indagine dopo anni di pattuglia ordinaria. Asad, dei servizi segreti del Consorzio Arabo. Blondie, una Homs di seconda generazione che pochi giorni prima faceva il turno in una miniera lunare.
Gli Homs, Homo Origenis Mutatae Sapiens, sono esseri umani modificati con capacità fisiche o estetiche fuori dalla norma, e il Sistema solare dei romanzi è colonizzato e stratificato attorno a loro.
La trilogia è completa e i tre volumi sono in Kindle Unlimited. Si comincia da H.O.M.S. Fase Uno: Complotto Spaziale.
Se l’elenco vi è servito, sul blog trovate anche libri come Firefly e libri come Old Man’s War.
Foto di sfondo dell’immagine in evidenza: NASA/JPL/Space Science Institute


