Fondazione di Isaac Asimov mette al centro un’idea che nel 1951 era quasi provocatoria per un romanzo d’avventura: i protagonisti non decidono quasi niente. Hari Seldon calcola con la psicostoria il collasso dell’Impero Galattico, imposta un piano che si misura in secoli e poi esce di scena quasi subito. Quello che resta è una struttura che continua a funzionare senza di lui, e generazioni di personaggi che scoprono di essere dentro una previsione statistica formulata prima della loro nascita.
Il piacere che ne deriva è diverso da quello dell’eroe che salva la galassia all’ultima pagina. Chi cerca altri romanzi con questa impronta di solito non sta cercando space opera in generale: sta cercando libri in cui il tempo lungo e le istituzioni pesano più delle scelte individuali. Ecco cinque titoli che fanno esattamente questo, tutti pubblicati in italiano.
1. Pensa a Fleba, Iain M. Banks (1987)
Il primo romanzo del ciclo della Cultura racconta una guerra fra una civiltà post scarsità governata da intelligenze artificiali e un impero teocratico che considera quella libertà un abominio. Banks fa una scelta che spiazza: il punto di vista principale è quello di un mercenario che combatte contro la Cultura, cioè contro la civiltà che il lettore riconoscerebbe come la propria. La guerra dura decenni e viene liquidata in appendice con qualche riga di statistica, come un episodio minore nella storia della galassia. Le vicende personali del protagonista, che occupano quattrocento pagine, contano quanto una nota a piè di pagina.
Edizione italiana Mondadori, collana Oscar Fantastica.
2. Rivelazione, Alastair Reynolds (2000)
Reynolds è un astrofisico che ha lavorato all’Agenzia Spaziale Europea, e si vede nel rifiuto sistematico di qualunque scorciatoia. Niente iperspazio, niente motori a curvatura: le navi impiegano decenni a passare da un sistema all’altro, e i personaggi invecchiano di conseguenza. Al centro c’è una domanda di scala galattica sul perché l’universo osservabile sia così silenzioso, e la risposta che il romanzo costruisce rende ogni ambizione umana ridicolmente piccola. Il primo di un ciclo che si estende su millenni.
Edizione italiana Mondadori.
3. Universo incostante, Vernor Vinge (1992)
Vinge divide la galassia in zone dove le leggi fisiche cambiano: al centro l’intelligenza e la tecnologia sono limitate, verso l’esterno diventano possibili le superintelligenze. È un’idea che trasforma la geografia in destino, perché una civiltà vale quanto la fascia in cui è nata. Il romanzo alterna una minaccia di livello galattico a una storia di corte medievale su un pianeta arretrato, e la tensione nasce dal fatto che i due piani si muovono a velocità incompatibili. Premio Hugo 1993.
Edizione italiana Nord, collana Cosmo.
4. I figli del tempo, Adrian Tchaikovsky (2015)
Un progetto di terraformazione umano va storto e un virus destinato a far evolvere delle scimmie finisce invece nei ragni di un pianeta. Il romanzo segue quella specie per millenni, generazione dopo generazione, mentre costruisce linguaggio, matematica e religione. Nel frattempo gli ultimi umani viaggiano verso lo stesso pianeta dentro una nave generazionale che si degrada. Nessun personaggio umano attraversa l’intero libro, e la protagonista vera è una civiltà. Premio Arthur C. Clarke 2016.
Edizione italiana Fanucci.
5. Un ricordo chiamato impero, Arkady Martine (2019)
Un’ambasciatrice arriva alla capitale di un impero che assorbe le culture vicine attraverso la poesia e la citazione letteraria prima ancora che con le flotte. Porta dentro di sé la memoria impiantata del suo predecessore, che è morto in circostanze poco chiare e la cui versione è vecchia di quindici anni. Martine è una storica bizantinista, e il romanzo funziona come un ritratto di come un impero digerisce chi lo ammira. Premio Hugo 2020.
Edizione italiana Mondadori.
Dove si colloca H.O.M.S.
Chiudo con i miei, dichiarando la paternità. Fondazione è uno dei riferimenti che ho messo per iscritto quando ho costruito la trilogia, e la ragione riguarda un personaggio. Hari Seldon calcola il comportamento delle masse e imposta un piano che gli sopravvive. In H.O.M.S. c’è qualcuno che fa lo stesso calcolo con la stessa freddezza, e la differenza è che non sta dalla parte dei protagonisti. Oltre questo non posso andare senza rovinare il primo volume.
Intorno a quel meccanismo c’è la struttura sociale che dà il nome alla serie. La sigla sta per Homo Origenis Mutatae Sapiens, il nome di una popolazione modificata in laboratorio, ormai alla seconda generazione, che convive con i Sapiens senza esserne pari. Ne derivano un corpo di polizia dedicato che si chiama Polizia Inclusiva e che sulla carta è esattamente quello che dice di essere, e un ghetto chiamato Freak Side dove nessuna polizia entra. Gli Homs, dalla loro parte, hanno una parola per chi non è stato modificato: «normo».
I personaggi non riformano quel sistema. Ci vivono dentro, lo usano quando possono e ne pagano il prezzo quando non possono. Chi ha apprezzato in Fondazione l’idea che una struttura sopravviva a chi la abita ritrova qui la stessa impostazione, su una scala più stretta e in tre volumi che si leggono in ordine.
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Sul blog trovate anche libri come The Expanse, libri come Dune e libri come Il problema dei tre corpi.
Foto di sfondo dell’immagine in evidenza: NASA, ESA/Hubble (NASA Goddard)


